
Una vita complicata, sin da bambino, caratterizzata da
un'incredibile vena artistica, che lo ha reso famoso a livello internazionale.
Tutto ciò nell'ambito di quel suo grande amore, che è la musica. Parliamo di
Pietro Abbà Cornaglia, compositore alessandrino, nato il 20 marzo 1851. La
mamma si chiamava Angela Molinari, confezionava e vendeva abiti e cappelli in
una avviata attività nel centro di Alessandria, mentre il padre, Maurizio Abbà,
era un apprezzato musicista. Il nostro Pietro, però, ancora in culla conosce la
morte del papà. La madre si sposa in seconde nozze con un negoziante di
pianoforti; l'alessandrino Pietro Cornaglia, che oltre a dare il secondo
cognome a colui che diventerà un grande artista, insegna al piccolo Pietro i
primi rudimenti della musica. Il ragazzino, malgrado la frequentazione di studi
classici, si appassiona alla composizione, il patrigno capisce subito che vale
la pena investire su un giovane capace di comprendere la musica con una
sensibilità unica. Così, con la complicità della signora Molinari, spinge il
giovane
Abbà Cornaglia ad iscriversi al
Conservatorio di Milano: Pietro ha 15 anni e dal Comune alessandrino riceve una
borsa di studio per questa affascinante esperienza formativa in terra meneghina.
A 20 anni si diploma in composizione, pianoforte e organo: tra i suoi
professori troviamo Lauro Rossi, autore di noti brani per messe cantate e
numerosi lavori per il teatro d'opera. Ma fu il suo insegnante di letteratura,
Emilio Praga, a cambiargli la vita. Praga (il cui figlio Marco fu tra i
fondatori della SIAE) era poeta, scrittore e pittore lombardo, inserito più che
mai nel mondo della Scapigliatura milanese ovvero quella corrente di pensiero a
cui facevano riferimento intellettuali e artisti, animati da un impulso di
ribellione nei confronti della cultura tradizionale e dello status quo
borghese. Il nostro Pietro Abbà Cornaglia incontrò e imparò da altri due grandi
letterati e compositori dell'epoca, lo “scapigliato” Arrigo Boito e Giuseppe Giacosa,
esponente del Naturalismo, corrente
letteraria di origini francesi. Sono gli anni in cui il nostro
compositore realizza la cantata “Caino e Abele”, meritevole del primo premio
nel saggio di laurea al Conservatorio milanese. Fu un vero e proprio trampolino
di lancio, che gli recò prestigio e popolarità, al punto che venne chiamato in
Spagna e in Germania per alcune tournéss in qualità di pianista e organista.
Nel 1874 Abbà Cornaglia partecipa ad un concorso indetto dal Ministero
dell'Istruzione per la composizione di una messa in occasione del
ventisettesimo anniversario della morte di
Carlo Alberto di Savoia (che ricorreva due anni dopo). Vince il primo premio,
nonché la possibilità di presentare la sinfonia corale a Torino, nel Duomo di
San Giovanni Battista: è un successo di pubblico e di critica e ciò che
colpisce di più è la giovane età di Pietro, allora soltanto venticinquenne.
L'attività di Abba Cornaglia prosegue veloce, senza freni:
fantasia e bravura tecnica gli consentono di essere molto attivo come operista
e autore di musiche da camera. Nel 1877 termina il suo primo melodramma dal
titolo “Isabella Spinola”, su libretto scritto da Crispino Jachino, poeta e
scrittore alessandrino, padre di “Burina e Michina”, personaggi da leggenda popolare mandrogna.
Alla morte di Vittorio Emanuele II, Margherita di Savoia,
moglie di Umberto I, diventa regina: è coetanea di Pietro Abba Cornaglia ed
emerge la sua grande stima per l'artista alessandrino, anche perchè
quest'ultimo le dedicò due composizioni. La regina Margherita prova una “cotta”
artistica verso il nostro concittadino, che lui ricambia mettendosi a
disposizione della casata. Ma cosa avranno in comune la regina, personaggio
reazionario, promotrice della repressione delle rivolte popolari dell'epoca e
il nostro compositore, frequentatore degli ambienti scapigliati milanesi,
spirito anarchico e anticonformista?
Probabilmente Abbà Cornaglia fu favorevolmente impressionato
dal fatto che Margherita di Savoia gestiva un circolo culturale che le valse i
consensi di poeti ed intellettuali in genere, anche di coloro appartenenti alle
ideologie più radicali.
Intanto la sua grande opera “Isabella Spinola” debutta al
Teatro Carlo Felice di Genova e viene replicata per dieci serate. L'altra opera
ballo in quattro atti di Abbà Cornaglia, “Maria di Warden”, attira parole di
grande approvazione da parte di Antonio Carlos Gomes, ovvero il migliore musicista brasiliano dell'
'800 nonché il primo compositore non europeo i cui lavori furono apprezzati ed
accettati nel nostro continente ed in Italia.
Gomes parla della musica di Abbà Cornaglia come di “un
lavoro sobrio ed originale” e si stupisce di come ancora giovane, Pietro avesse
tutta questa vena artistica da far esplodere.

Nel 1884 il compositore alessandrino rimane affascinato
dall'opera teatrale dello scrittore e drammaturgo torinese Giuseppe Giacosa,
“Una partita a Scacchi”, e al pianoforte compone la musica di quello che sarà
il suo terzo melodramma. Conclusa l'orchestrazione di questo lavoro, la propone
allo stesso Giacosa, che ne rimane entusiasta, e al severo giudizio del
pubblico alessandrino, presentandone il preludio al Teatro Comunale. La città
risponde con grande calore ed orgoglio. C'è da dire che Giacosa poco dopo
diventerà il librettista più cercato da Giacomo Puccini.
Nel 1888 Pietro Abbà Cornaglia si sposa con una sua ex
allieva, Elisa Costa, i due vanno ad abitare in via Pontida, al civico 6.
L'attività del nostro compositore è frenetica, ad Alessandria organizza e
dirige diverse iniziative tra cui il concorso nazionale delle bande.
Facendo un passo indietro, c'è da sottolineare che Abbà
Cornaglia era dal 1880 che ricopriva il ruolo di organista nel seminario,
nonché direttore del coro maschile. Inoltre aveva aperto una scuola privata di
musica.
Ma un triste destino attendeva l'artista alessandrino e la
propria famiglia: il 2 maggio del 1894, in seguito ad un'infezione per
un'appendicite non diagnosticata, Pietro Abbà Cornaglia muore, lasciando la
moglie ed il figlio Maurizio, di 5 anni. Quest'ultimo, grazie ad uno zio,
prosegue le orme del padre, immerso nella passione per la musica; ma di
mestiere farà l'ingegnere. Maurizio muore nel 1983, all'età di 94 anni.
Quella che è l'eredità artistica di Pietro Abbà Cornaglia,
Maurizio la dona al Conservatorio di Alessandria, dove è stato allestito un
museo proprio dedicato a questo grande musicista.
Riepilogando le opere del maestro, contiamo diverse
composizioni per pianoforte, in particolare romanze; poi una ventina di brani
di musica sacra, tra cui “Messa di Gloria”, per coro e organo, la messa da
Requiem in memoria di re Carlo Alberto, “Magnificat a due parti” per tenore e
baritono, “Salve Regina” (coro a cappella) e “Inno al Sacro cuore”. Le opere
teatrali composte da Abbà Cornaglia sono tre: “Isabella Spinola”, Maria di
Warder” e “Una partita a scacchi”. Poi diversi scritti, tra cui “Impressioni di
un viaggio in Germania” e una conferenza per il Teatro di Alessandria, redatta
nel 1881, dal titolo “Storia e filosofica della musica”.